Sembrava un ronzio ovattato, Carlo non riusciva a ricordare dove mai avesse già udito un suono simile. Proveniva da tutt’intorno e aumentava d’intensità. Lo riconobbe proprio quando i primi volatili arrivarono nella radura, sistemandosi sugli alberi. Era il suono delle ali di centinaia di uccelli. Alcuni gli volarono attorno, altri zampettarono per qualche istante vicino e riuscì a scorgerli meglio. Passeri. Mai visti passeri nel bosco, perlomeno così tanti. Si muovevano tranquilli, con ordine, sistemandosi sui rami uno accanto all’altro, girando il capo per spiare le ridicole contorsioni di Michele. Il racconto ci ha ispirati, molto. Possiede diversi passaggi forti e descrizioni significative. Abbiamo subito prestato attenzione all’immagine del bosco, con tutte le sue manifestazioni visive e i suoni suggestivi, senza tralasciare la creatura inferocita dalla deturpante invadenza umana. I personaggi umani abbiamo pensato bene di lasciarli fuori e di dedicare spazio al momento d’azione del bosco, partendo da questo passaggio: I salici sempre più curvi sulla scena, i passeri che ne piegavano i rami flessibili, lo specchio di luna che mischiava il suo argento al fuoco cremoso delle candele, il suono ipnotico degli uccelli: tutto ispirò una strana serenità nei due uomini legati, che ora stavano in piedi, l’uno vicino all’altro, senza capire ma anche senza dannare o adorare quel che non comprendevano.
In questo passaggio emerge la forza della natura nelle sue manifestazioni insieme all’ottusità umana (soprattutto maschile, ma questo si può omettere) e alla sua miseria (presente fino alla fine del racconto).
Nell’immagine abbiamo inserito i seguenti elementi: - Ouroboro - Vinca script - Triangolo con il vertice in basso: Acqua - Parte di un dipinto murale-incisione rupestre della Val Canonica (celesticon/casco) - La Luna - Madre Terra - Una vecchia mappa astronomica
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